PSICHE  E SPORT

Il famoso giocatore di golf statunitense Jack Nicklaus nella sua autobiografia, “Golf my way”, racconta che,  durante il suo allenamento, si serve di una tecnica che egli utilizza in questo modo: “Non tiro mai un colpo, neppure in allenamento, senza averlo prima focalizzato mentalmente con estrema precisione.

È come un film a colori. Innanzitutto vedo la palla dove voglio che finisca, bianca e bella, stagliata con chiarezza sul luminoso tappeto verde. Poi la scena muta con rapidità e vedo la palla finire nel punto desiderato: il tragitto, la traiettoria, la forma e anche l’impatto con il terreno. Poi subentra una specie di annebbiamento e nella scena successiva ci sono io che eseguo il tipo di colpo atto a trasformare in realtà le immagini precedenti…”.

Nicklaus sostiene che i buoni colpi dipendono per il 10% dalla precisione del movimento, per il 40% dalla forma e dalla posizione e per il 50% dalla raffigurazione mentale. La Psicodinamica chiama questa tecnica “schermo mentale”.

Giunta in Italia dagli Stati Uniti negli anni ’80, la Psicodinamica è una disciplina che, utilizzando come strumento la forza creativo-immaginativa del pensiero, consente di ottenere da se stessi i risultati desiderati. È infatti un ‘metodo cornice’ in cui il praticante inserisce di volta in volta lo scenario oggetto della sua aspirazione. È metodo versatile che attraverso una tecnologia pratica, semplice e veloce aiuta a gestire, efficacemente e in completa autonomia, la propria vita in termini di benessere psico-fisico e di crescita personale.

Per scoprire le potenzialità e gli ambiti di applicazione di questa metodica, incontro la dott.ssa  Dede Riva, sociologa e counselor, presso ISPA Istituto Sperimentale di Psicodinamica® Applicata® di cui è Presidente.



INTERVISTA A DEDE RIVA

- Lo sport è un ambito in cui la Psicodinamica ha dato risultati sorprendenti. Come può questa disciplina influire sulla qualità della prestazione sportiva?
“In effetti numerosi casi confermano le straordinarie potenzialità di questa pratica in ambito sportivo. Le implicazioni del suo utilizzo riguardano l’equilibrio personale dell’atleta, la sdrammatizzazione delle situazioni competitive, la concentrazione, la focalizzazione dell’obiettivo, l’immedesimazione con la performance e l’introduzione nell’allenamento dell’esperienza virtuale.

“L’atleta è in prima battuta un essere umano, soggetto a stress e a condizionamenti. Non si può pensare che sia immune da problemi nelle relazioni interpersonali e soprattutto nel rapporto con se stesso. È arbitrario  ritenere che chi raggiunge risultati prestigiosi possa da questi ricavare un’autogratificazione totalmente appagante. Anche perché i successi non arrivano per tutti e subito; sono frutto di una centratura globale della persona, fatta di gestione delle proprie tensioni emotive, riconoscimento dei propri talenti, flessibilità e di un atteggiamento positivo nei confronti della vita. Il tutto unito alla condizione atletica. Le cronache sportive mostrano però tutt’altro scenario: raccontano di atleti periodicamente in crisi, che si infortunano e che trasferiscono i loro problemi privati sul terreno agonistico.”

- Passiamo ora al tema della competizione. Cosa accade a un atleta che la vive in modo estremo?
“L’ansia pre-gara è la stessa che attanaglia la persona prima di un esame, e la gara è ogni volta un esame a tutti gli effetti. Si prenda il calcio ad esempio: c’è l’allenatore che seleziona per la prima squadra, l’osservatore della Nazionale, il Presidente del Club, gli amici. C’è sempre qualcuno che guarda e valuta, considera e giudica; tutte persone che si aspettano dall’atleta prestazioni sempre migliori. Qui entra in gioco un nemico sottile, perché paradossale: la ‘paura di vincere’.

L’essere costantemente tenuti sotto osservazione è fonte di stress perché carica il soggetto di responsabilità troppo onerose. E la paura di vincere rende difficile “dare il meglio di sé”, soprattutto nei soggetti più sensibili. Ecco allora il desiderio di sottrarsi alla pressione; l’anonimato di posizioni intermedie diventa un obiettivo riposante  e sicuro. Così la paura di vincere, o nikefobia, come l’ha definita Ferruccio Antonelli, psicologo dello sport, insinua le sue dinamiche di destabilizzazione soprattutto in atleti molto giovani.”

- C’è qualche altro elemento che può favorire la nikefobia?
“Sì, la paura del successo nasce anche, e forse soprattutto, dall’immaginare l’insuccesso. È la legge dello ‘sforzo inverso’ dello psicologo francese Emile Coué, che suona così: ‘Se vuoi una cosa, ma contemporaneamente ne immagini il contrario, non otterrai quella cosa, ma il suo contrario. Tra volontà e immaginazione, vince sempre l’immaginazione’.
Su questo piano la Psicodinamica - Metodo ISPA® può fare molto, fornendo all’atleta gli strumenti per costruirsi la propria sicurezza, sciogliendo le situazioni di competitività incontrollata e attribuendo alle difficoltà la loro dimensione reale per trasformarle in opportunità di crescita personale e quindi professionale.”

- Qual è a suo avviso il punto di forza della Psicodinamica - Metodo ISPA® in ambito sportivo?
“Senz’altro la ‘pratica virtuale’, ovvero lo ‘schermo mentale’ di Niklaus. Il medico americano Maxwell Maltz  cita nel suo libro Psicocibernetica, nome da lui attribuito alla Psicodinamica, un esperimento condotto negli Stati Uniti su tre squadre di pallacanestro. Le tre squadre, selezionate secondo criteri di parità in quanto a forza, personalità e  potenzialità individuali e collettive, sono state sottoposte per tre mesi a trattamenti diversi. La prima, quella di riferimento, non si è allenata affatto; la seconda ha praticato il normale training in palestra; la terza si è allenata solo mentalmente, vale a dire immaginando l’allenamento in stato di rilassamento. I risultati della sperimentazione si basano sul numero di tiri liberi a canestro: la prima squadra non registra alcun miglioramento, la seconda un risultato migliorativo pari al 23%, la terza un risultato  del 22%. In altre parole, l’allenamento virtuale e quello reale hanno prodotto gli stessi effetti.

- E in Italia, sono state condotte esperienze sportive in cui la Psicodinamica ha ottenuto risultati significativi?
“L’ISPA ha seguito esperienze molto interessanti, sia a livello individuale che di gruppo. Una di queste riguarda una squadra di lotta libera, il cui allenatore, dopo aver frequentato il corso di Psicodinamica - Metodo ISPA®,  fece svolgere ai suoi atleti, sotto la guida di un nostro docente, gli incontri a livello virtuale una settimana prima della gara. Dalla metodica ripetizione di questa tipologia di esercizi, gli atleti ricavarono maggiore calma e determinazione al momento del combattimento, unite a una maggiore conoscenza dell’avversario; come se riuscisse loro più semplice intuirne e prevederne le mosse, attraverso il miglioramento del senso di coordinazione percettivo-motoria e un ampliamento del  campo di percezione spazio-temporale.

L’esperienza professionale dell’ISPA annovera in questo campo squadre di ciclisti, karatechi e nuotatori, riscontrando sempre un aumento della qualità della prestazione sportiva, oltre al miglioramento del singolo atleta nel rapporto con se stesso e nelle relazioni interpersonali.

Tra i nuotatori voglio ricordare un atleta, Emanuele Merisi, con un fisico perfetto per il suo sport, che otteneva tempi da podio in allenamento, non riuscendo però a realizzarli in gara.
Dopo aver vinto la medaglia di bronzo ai campionati europei nei 200 dorso, facendo quella che i giornali definirono ‘la più bella gara della sua vita’, ed aver realizzato nello stesso anno il miglior tempo mondiale stagionale nella stessa specialità, in un’intervista fattagli dal Corriere della Sera dichiara: ‘Sono molto migliorato, sia sotto il profilo tecnico che mentale, grazie anche a un corso di Psicodinamica. Ho sconfitto l’ansia imparando a dominare la mente.”
Forse la nikefobia ha i giorni contati?  

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